
«Noi viviamo dentro la società globale dei viaggiatori; è una realtà, e non una metafora, e permea le nostre identità e i nostri rapporti. Il viaggiare, che un tempo era un’esperienza eccezionale, una «stagione rara e plastica» della vita, ora è un fatto di routine, ordinario come il salire in macchina e percorrere la strada oltre i luoghi in cui ci si ferma solitamente. Il turismo, con tutti i suoi servizi collaterali – le automobili, gli aerei, gli alberghi, le attività promozionali – sarà nel 2000 la prima industria del mondo. Il viaggio è diventato comune, il turista è la norma, il mondo è un manifesto affisso al muro che si può consumare al prezzo di un biglietto. Il viaggiare non è soltanto comune, è la fonte della nostra vita in comune, della nostra comunità, ed è proprio questo il problema. Il viaggio non è più un evento eroico che forma l’individuo». (Leed, 1991, p. 348)
Quando, all’inizio degli anni Novanta, lo studioso statunitense Eric J. Leed osservava come il turismo si avviasse a diventare, entro il 2000, la prima industria del mondo, non formulava soltanto una previsione economica, ma individuava una trasformazione culturale più profonda: il viaggio, da esperienza eccezionale e formativa, stava diventando una condizione ordinaria della modernità globale. A distanza di oltre trent’anni, i dati confermano la portata sistemica di quella intuizione: nel 2025 gli arrivi turistici internazionali hanno raggiunto 1,52 miliardi (UNTourism, 2026) e il settore Travel & Tourism ha rappresentato quasi il 10% dell’economia mondiale (WTTC, 2026). Questa centralità impone tuttavia di ripensare criticamente il turismo non solo come industria della mobilità e del consumo dei luoghi, ma come campo di responsabilità ambientale, culturale e sociale.
Il dossier tematico/special issue di MD Journal, intende approfondire la relazione in corso tra le diverse competenze progettuali oggi riconducibili al Design e il più ampio campo del turismo culturale “sostenibile”.
Quest’ultimo è già oggetto di studio dei progetti e delle ricerche del cosiddetto Design per il Territorio (De Giorgi, Germak, 2008; Fagnoni, Olivastri, 2020; Villari, 2021), in sintesi l’insieme di attività che integrano la progettazione di prodotti, servizi, spazi e sistemi con le specificità culturali, sociali, ambientali ed economiche di un territorio alle diverse scale: dal design di prodotti e di comunicazione – grafica informativa e storytelling – ai progetti di recupero e valorizzazione del paesaggio, al turismo esperienziale, fino alla costruzione di strumenti e strategie capaci di rendere leggibili le relazioni tra luoghi, comunità, patrimoni e forme di fruizione.