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ARTEFATTI COMUNICATIVI (III parte)
Micropress. Un progetto di self-publishing universitario *

11 Aprile 2014

Libri Micropress
Il libro stampato ha rappresentato il “monumento culturale” della società moderna; strumento di elevazione della civiltà contemporanea in funzione dei suoi contenuti informativi (e formativi) trasmessi progressivamente a sempre più ampie fasce sociali di individui.
I libri si amano per le idee che esprimono ma anche per il loro valore intrinseco di oggetti materici e per le loro qualità d’uso.
«Che bello – afferma Umberto Eco, autore di fama, ma anche appassionato bibliofilo – un libro che è stato pensato per essere preso in mano, anche a letto, anche in barca, anche là dove non ci sono spine elettriche, anche là dove e quando qualsiasi batteria si è scaricata, e sopporta segnacci e orecchie, può essere lasciato cadere per terra o abbandonato aperto sul petto o sulle ginocchia quando ci prende il sonno, sta in tasca, si sciupa, registra l’intensità, l’assiduità o la regolarità delle nostre letture, ci ricorda (se appare troppo fresco o intonso) che non l’abbiamo ancora letto (…) La forma-libro è determinata dalla nostra anatomia. Ce ne possono essere di grandissimi ma per lo più hanno funzione di documento o di decorazione; il libro standard non può essere più piccolo di un pacchetto di sigarette o più grande di un tabloid. Dipende dalle dimensioni della nostra mano, e quelle – almeno per ora – non sono cambiate, con buona pace di Bill Gates.»1
Si può affermare che il fascino del libro è legato a piaceri molteplici inscrivibili in una serie di cerchi concentrici.
Al centro poniamo la “seduzione intellettuale”, il fascino delle idee trasmesse attraverso il libro.
Intorno tracciamo vari cerchi entro i quali è possibile collocare le altre forme di “piacere”: il piacere visivo, connesso al guardare e al contemplare la composizione interna con lo strutturarsi delle righe di testo e la nitidezza dei caratteri, il ritmo delle pagine nell’equilibrio di spazi bianchi e aree inchiostrate; il piacere tattile, legato alla sensibilità delle mani che lo “soppesano”, lo “accarezzano” per apprezzarne le peculiarità e le qualità dei materiali impiegati; il piacere olfattivo, che spesso si produce nell’aprire la confezione di un libro, riguardabile come “scrigno” capace di immagazzinare e restituire – anche a distanza di molto tempo – l’odore della carta, dell’inchiostro di stampa o delle altre sostanze impiegate nella rilegatura del volume stesso.
In un cerchio ancora più esterno possiamo rintracciare il piacere di collezionare libri; in questo caso il piacere del possesso prevale su ogni altro.


L’orizzonte tematico dei libri della collana editoriale micropress s’inscrive all'interno del progetto “design factory” indirizzato
a comunicare ricerche, casi studio, progetti promossi da aziende italiane e svolti da lab md in collaborazione con architetti e designer visionari ed innovatori.



Alla rete dei piaceri connessi al libro di carta contribuiscono vari attori: l’autore – con le idee, le visioni, la trama del racconto, la qualità della scrittura – responsabile della ricezione dell’opera connessa alla lettura; l’editore che interviene sulle caratteristiche del “prodotto libro” grazie all’apporto di editor, graphic designer, stampatori; il mercato che, attraverso l'offerta e il diverso valore economico assegnato ai volumi in circolazione, regola le vendite e la “pulsione” degli individui al possesso dei libri in quanto beni-merce.
A tutti questi valori non si è voluto rinunciare all’interno del progetto Micropress, pur volendo – al contempo – sperimentare le nuove frontiere che si sono aperte nell'era digitale.
Di qui l'idea di una collana editoriale crossmediale che intende declinare sinergicamente – e non antagonisticamente – il libro a stampa con i nuovi format culturali digitali.
L’orizzonte tematico d’interesse della collana s’inscrive all’interno del progetto Design factory teso a narrare o ad interpretare criticamente specifici “casi studio” rappresentati dalle ricerche e dalle produzioni di aziende innovative connesse all’opera di architetti e designer visionari.
 

I format digitali Micropress
Dalla fine del XX secolo, ovvero da quando si è diffusa in forma globale la rete di internet, il modello gutenberghiano di documentalità del sapere a mezzo di supporti di carta – libri, giornali, riviste ecc. – ha registrato una progressiva e crescente erosione del suo primato ad opera dei media digitali che hanno introdotto nuovi format di comunicazione.
Dopo poco più di un ventennio la tecnologia utilizzata per la creazione, la riproduzione e il trasferimento della conoscenza è cambiata significativamente facendo registrare una definitiva transizione al digitale sostenuta da dispositivi di rete (l’infrastruttura connettiva, l’ecosistema dei personal computer, dei lap top, degli smartphone, dei device mobili) alimentati da flussi immateriali di dati e immagini.
Si tratta di una transizione – quella dal cartaceo al digitale – quasi del tutto ultimata, anche se molti stentano ancora ad ammetterlo.
Riguardato da questa particolare prospettiva lo stesso “prodotto-libro” (se si esclude il suo stadio ultimo in cui assume la consistenza fisico-cartacea) è, oramai, completamente inscritto nella catena digitale.
«Oggi – come precisa Paolo Ferri in Nativi digitali – questo “oggetto” culturale, che è stato la macchina di autoapprendimento sulla quale da quattrocento anni si fonda la civiltà occidentale, è composto di atomi materiali solo nella sua forma finale: il libro di carta che, se non possediamo ancora un ebook reader connesso a internet, acquistiamo in libreria. Infatti, tutte le fasi della sua creazione e produzione sono avvenute in un altro codice, quello digitale, appunto. È stato scritto, salvo oramai rarissime eccezioni, con un word processor e un computer, e il “manoscritto” è stato inviato via e-mail all’editore. È stato rivisto da un editor, che lo ha fatto impaginare a un grafico attraverso un software di videoimpaginazione, le correzioni di bozze sono state inserite in un file, e sempre un file è stato mandato “in stampa” attraverso una macchina digitale che ha prodotto solo nell’ultima fase del suo processo produttivo la sua impressione in carta e inchiostro: il “simulacro” di libro gutenberghiano che leggiamo e teniamo fra le mani. Noi immigrati digitali a volte non ci rendiamo conto della rilevanza di questa trasformazione, i nativi digitali considerano tale tradizione come già compiuta.»2
Il diffondersi e l’affermarsi con intensità crescente dei media digitali portatori di nuovi stili comunicativi, rappresenta uno dei fenomeni più significativi e rilevanti della società globalizzata e della stessa industria culturale contemporanea. Per le giovani generazioni i supporti tecnologici del sapere e i format di apprendimento sono diventati – e lo saranno sempre di più – digitali. I libri per queste generazioni – se pur non saranno mai soppiantati del tutto – sono destinati sempre più a soddisfare tipi di lettura e momenti di riflessione e di formazione particolari.
Oramai sono numerosi e diffusi i software capaci di restituire a schermo l’esperienza della fruizione dei volumi cartacei attraverso il dispositivo delle pagine a sfoglio che – oltre a consentire una chiara e comoda lettura – valorizzano il graphic design e la composizione del libro, così come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi, grazie alla visualizzazione delle “pagine a fronte”.
Tale format elettronico si lega alla strategia di digitalizzazione delle opere tradizionali a stampa (quali i libri e gli altri documenti nati in formato cartaceo nell’accezione gutenberghiana) al fine di renderle disponibili, consultabili e leggibili sulla rete del web.
Il libro digitale a sfogliare, comunque, è cosa diversa dagli e-book multimediali ed interattivi di cui si parla da oltre un decennio, con alternanza di entusiasmo o di delusione, e che – solo recentemente – sembrano ritrovare possibilità di sviluppo e successo grazie alla vasta diffusione dei device mobili.


Le dimensioni dei volumi di micropress (13x21 cm) – unitamente alle caratteristiche infografiche del progetto editoriale – sono state prefigurate per essere trasferibili in buona fruibilità di lettura sullo schermo del device mobile ipad al fine di sperimentare la parallela versione e-book micropress.



Negli e-book di nuova concezione l’architettura logica non è più necessariamente, o unicamente, quella lineare del libro o delle riviste tradizionali ma si presenta come integrazione e fusione di generi e format comunicativi diversi: qualcosa dei libri con testi da leggere e immagini fisse da guardare, un poco della televisione e del cinema con immagini in movimento, un poco dello spettacolo con suoni, un poco della radio con commenti parlati o con musica da ascoltare.
La scelta di indirizzare il progetto editoriale di Micropress, verso la realizzazione di una serie di artefatti comunicativi digitali – parallela e simmetrica a quella dei volumi cartacei – è legata alla volontà di confrontarsi con format narrativi non convenzionali e con i dispositivi elettronici di lettura disponibili nell’era digitale in cui siamo immersi.



Note
1 Umberto Eco, “Perché si amano, si desiderano, si collezionano i libri?”, Repubblica 16.9.2006.
2 Paolo Ferri, “Oltre il libro” p.35, in Nativi digitali, Milano, Bruno Mondadori, 2011, pp. 211.


 

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Il presente saggio è parte del volume Artefatti comunicativi. Tra ricerca e didattica, (a cura di Alfonso Acocella), Media MD, 2013, pp. 144.
Sempre sulla rivista digitale MD Material Design Post-it, verrà ri-editato l'intero volume in forma progressiva nel corso delle prossime settimane.

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ISSN 2239-6063

edited by
Alfonso Acocella
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