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Alfonso Acocella
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Il design come bene culturale. Studi, progetti, ricerche

 

Il design e, più in generale, le arti applicate e la cultura materiale – intesi come beni culturali – e il ruolo del progetto nella loro tutela, valorizzazione e fruizione, costituiscono il campo tematico di cui si occuperà MD Journal [8] 2019, all’interno della più vasta problematica del design for cultural heritage.

Se da un lato è stato sottolineato come termini quali bene, patrimonio, valore, valorizzazione, facciano riferimento più alle discipline dell’economia che agli ambiti della cultura (compresa quella del progetto), si può affermare che il passaggio dalla concezione di “cose” da tutelare (e conservare) a quella di “bene” sia avvenuta in Italia attraverso un lungo processo di presa di coscienza collettiva, accompagnato dai lavori della Commissione d’indagine per la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico, archeologico, artistico e del paesaggio, presieduta da Francesco Franceschini, attiva dal 1964 al 1968. Processo che ha corrisposto, nei decenni Sessanta e Settanta, a un mutamento culturale e a una nuova attenzione degli studiosi nei confronti delle testimonianze della cultura materiale. (Kubler, 1962; Baudrillard, 1968; Emiliani, 1974, Francovich, 1974)

Tra gli esiti interessanti della Commissione Franceschini è da evidenziare sia la moderna definizione di “bene culturale”, che ingloba tutto ciò che attiene «alla storia della civiltà» (Dichiarazione I), sia l’indicazione programmatica che sostiene la necessità di assicurare ai beni culturali «adeguate forme di godimento pubblico e la più ampia facoltà di studio» (Dichiarazione XVII) Inoltre – di fondamentale importanza per il nostro tema – vengono inclusi, fra i beni culturali d’interesse artistico o storico, «le cose mobili o immobili di singolare pregio, rarità o rappresentatività, aventi relazione con la storia culturale dell'umanità», precisando che tale definizione non si attribuisce solo ai «beni aventi riferimento all’arte, ma altresì a quelli, a titolo di esempio, aventi riferimento alla storia, all’etnografia, alla numismatica, all’epigrafia, all’arredamento, alle arti applicate, al costume, alla storia della scienza e della tecnica» (Dichiarazione XXXII).

In virtù di questa apertura del patrimonio culturale verso “qualcosa che ha valore per tutti” – rafforzata, negli stessi anni, dalla Convenzione sulla protezione del patrimonio mondiale culturale e naturale, adottata dall’UNESCO nel 1972 – la sensibilità conservativa si è evoluta verso la tutela, non solo in ambito archeologico e storico-artistico, ma anche in quello archivistico, etnografico e, più in generale, degli artefatti prodotti dall’uomo per i propri bisogni, intesi come testimonianza di una storia civile.

È con questa dichiarazione, dunque, che il design e le sue produzioni oggettuali, vengono riconosciuti per la prima volta degni di tutela, conservazione, valorizzazione espositiva e fruizione.

Tale attenzione porta a intensificare negli anni Settanta del Novecento i processi di ricerca, identificazione e comunicazione delle testimonianze della cultura materiale, in particolare del design italiano. Indagini storiche e mostre pensate per la fruizione da parte di un pubblico vasto e non più legate alla sola categoria dei collezionisti. Le esperienze di “mediazione” sono proseguite ampliandosi, a partire dal decennio Ottanta, con lo sviluppo di numerose forme di esposizione, pubbliche e private, destinate a rendere accessibile il patrimonio in termini materiali e immateriali. A titolo di esempio, limitandoci alle testimonianze contemporanee, è possibile citare musei dedicati (come il Museo del patrimonio industriale di Bologna nato nel 1997 o il recentissimo Museo del design alla Triennale di Milano); numerose mostre a tema in più luoghi del paese, vari archivi, collezioni e spazi espositivi legati alle imprese di design; fondazioni per far vivere nel tempo e gestire gli studi-museo dei designer, che hanno progetti di conservazione, archiviazione e fruizione digitale di progetti di design.

Il tema posto al centro della Call riguarda, dunque, da un lato il contributo degli strumenti del progetto alla comprensione della cultura del design, ovvero l’interpretazione nel tempo della società che ha pensato, prodotto, consumato e attribuito valori ai suoi artefatti, (industriali, arti applicate, strumenti di lavoro, artigianato artistico), dall’altro con quali modalità e forme il design possa migliorare le esperienze di “mediazione” con tali patrimoni: quale ruolo riveste oggi il progetto nella costruzione di strumenti o sistemi, fisici o digitali, di tutela, valorizzazione e fruizione di tali beni culturali.

Minimo comune denominatore fra le due prospettive d’indagine proposte è la relazione fra i beni e i loro fruitori, ovvero il tema della “ricezione culturale”.

 

Attraverso queste precisazioni e limitazioni del campo di indagine, il numero di MD Journal [8] si propone di pubblicare contributi che mettano in evidenza, in particolare, riflessioni teoriche ed elaborazioni critiche di esperienze progettuali sul rapporto del fruitore con tali testimonianze, evidenziando come le opere e gli oggetti di ogni passato, anche recente, possa essere valorizzato e comunicato per essere significativo nel presente.

L’obiettivo delle esplorazioni critiche può essere, perciò, duplice: da un lato, il modo in cui le qualità estetiche, iconiche e tecniche degli oggetti d’uso e degli artefatti comunicativi possano proporsi non solo alla contemplazione nel presente, ma anche alla attivazione del valore che il design (quale attività umana di progettazione e produzione di artefatti materiali), riveste per la cultura contemporanea; dall’altro, il modo con cui attraverso il progetto – del prodotto, della comunicazione, degli interni, degli allestimenti o dell’interazione – i patrimoni della cultura materiale possano essere resi maggiormente identitari, accessibili e fruibili, favorendo la penetrazione di una cultura di tutela e di valorizzazione.  

 

Di seguito alcune possibili articolazioni argomentative, focus tematici e domande di ricerca:

– Riflessioni e ricerche sullo statuto del design come patrimonio culturale in relazione alle differenti forme adottate nel tempo per la sua fruibilità.

– Riflessioni e ricerche sull’ampliamento e la revisione delle definizioni e delle categorie del design come bene culturale, in risposta alle più recenti forme di organizzazione della produzione, della distribuzione e del consumo.

– Riflessioni su contesti in cui il design è collocato all’interno di forme e modalità di valorizzazione non specifiche, come pubblicazioni, musei o mostre sulla cultura materiale, sulla civiltà contadina, o sulla scienza e sulla tecnica.

– Ordinamenti e tagli interpretativi adottati ed espedienti progettuali utilizzati nelle esperienze di “mediazione”, per facilitare la comprensione della cultura del design (ad esempio, nei progetti e nelle realizzazioni fisiche e digitali di mostre, archivi, musei o nei prodotti editoriali).

– Riflessioni e casi specifici in cui si evidenzia il ruolo che il design – del prodotto, della comunicazione, degli interni, degli allestimenti, dell’interazione – può rivestire nel miglioramento dell’accessibilità dei fruitori ai patrimoni della cultura materiale.

– Riflessioni su casi specifici di contesti allestitivi in cui il set design permette la conservazione e/o la rievocazione delle condizioni originarie, come le case museo o la restituzione di testimonianze perdute.

 

Date significative:

Presentazione abstract 9 giugno 2019
Accettazione abstract 24 giugno 2019
Consegna paper 22 settembre 2019
Indicazioni di Peer review 25 ottobre 2019
Consegna paper finale rivisto 5 novembre 2019
Pubblicazione dicembre 2019

#7 Issue Editors
Fiorella Bulegato, Università Iuav di Venezia
Emanuela Bonini Lessing, Università Iuav di Venezia

Alessandra Bosco, Università degli Studi della Repubblica di San Marino

Dario Scodeller, Università di Ferrara


Processo di pubblicazione
I ricercatori interessati sono invitati a inviare, entro il 9 giugno 2019, un abstract di 4000-5000 battute (comprese le references bibliografiche), in lingua italiana (in lingua inglese solo nel caso di autore/i straniero/i).

L’abstract, redatto in modo chiaro, deve rispondere e aderire coerentemente al tema della Call, esplicitando l’oggetto dell’articolo proposto e la finalità del contributo; deve essere accompagnato da 5 parole chiave, poste ad evidenziare i punti essenziali del progetto di paper, e corredato da una bibliografia di riferimento redatta secondo le linee guida editoriali di MD Journal.

L’abstract dovrà essere inviato all’indirizzo mdjournal@unife.it 
L’accettazione delle proposte verrà comunicata ai proponenti entro il 24 giugno 2019.

Gli autori dovranno, successivamente, inviare gli articoli (completi di tutti gli apparati documentali e rispondenti alle Linee guida editoriali) entro il termine del 22 settembre 2019 sempre all’indirizzo mdjournal@unife.it

Dopo la peer review da parte dei referee, agli autori dei contributi accettati saranno comunicate le indicazioni entro il 25 ottobre 2019 e la stesura finale dell’articolo dovrà essere inviata all’indirizzo mdjournal@unife.it entro il 5 novembre 2019.

La data di uscita, in e-Publishing, di MD Journal [8] 2019 è prevista per dicembre 2019; la sua fruizione è pubblica recependo la filosofia dell’open access.
Contestualmente si procederà alla stampa del volume, per l’invio agli autori e alle principali biblioteche nazionali.

Link alle linee guida editoriali:
http://materialdesign.it/it/journal-md/_61.htm

Link allo stile dei testi e alla scrittura:
http://materialdesign.it/it/journal-md/_66.htm

 

Kubler George, The Shape of time. Remarks on the history of things, Yale University Press, 1962, (trad. it, La forma del tempo. Storia dell’arte e storia delle cose, Torino, Einaudi, 1976, pp.188)

Baudrillard Jean, Le système des objets, Paris, Gallimard, 1968, (trad. it., Il sistema degli oggetti, Milano, Bompiani, 1972, pp. 264)

Emiliani Andrea, Una politica dei beni culturali, Torino, Einaudi, 1974, pp. 306

Carandini Andrea, Archeologia e cultura materiale. Lavori senza gloria nell’antichità classica, Bari, De Donato, 1975, pp. 181

Per Riccardo Francovich, Vedi la rivista, Archeologia Medievale, edita a partire dal 1974.